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l'obiettivo inconscio principale della massa degli investitori è quello di evitare di essere perdenti
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lunedì 23 gennaio 2012

IMPOSTA BOLLO SUI BUONI FRUTTIFERI POSTALI





da: 24 Plus del 21 gennaio 2012
E nell’attesa dei chiarimenti del Tesoro, il Fisco non incassa
di Gianfranco Ursino
Dal primo gennaio scorso anche i buoni fruttiferi postali sono soggetti al pagamento dell’imposta di bollo. Su questo non c’è ormai alcun dubbio. Tuttavia i risparmiatori che in questi primi 20 giorni del 2012 si sono recati all’ufficio postale per chiedere il rimborso di buoni, cartacei e/o dematerializzati, hanno continuato a farla franca.
Il disposto normativo
L’articolo 19 della manovra salva-Italia parla chiaro: per sgomberare ogni possibile equivoco è previsto che l’imposta di bollo si applichi alle comunicazioni relative «ai prodotti finanziari, ivi compresi i buoni postali fruttiferi». La mini-patrimoniale dovrà essere conteggiata nella misura proporzionale dello 0,1% annuo per il 2012 (0,15% annuo dal 2013), ma con un minimo di 34,2 curo e un massimo (limitatamente al 2012) di 1.200 euro. Come per tutti gli altri strumenti finanziari, ma con un unico accorgimento: «Sono comunque esenti i buoni di valore di rimborso complessivamente non superiore a euro 5mila».
Le testimonianze dei lettori
«Ho chiesto oggi il rimborso di due vecchi buoni cartacei del valore attuale di 7.800 euro cadauno. Allo sportello non mi hanno trattenuto la paventata imposta di bollo», racconta Stefano R. di Chieti. E ancora. «Ho chiesto il riscatto di tutti i buoni dematerializzati a 18 mesi, giunti a scadenza lo scorso 4 gennaio, per una valore totale di circa 70mila euro. A esplicita richiesta allo sportello mi hanno risposto che nel conteggio il loro sistema informatico non ha applicato alcun bollo», riferisce Paolo M. di Milano. E anche chi si è rivolto ai call center di Poste Italiane e della Cassa Depositi e Prestiti afferma che le due operatrici telefoniche hanno ribadito che «a oggi, non conoscendo le modalità di applicazione, allo sportello non si viene trattenuta l’imposta di bollo sui buoni postali di cui si chiede il rimborso». Disattendendo, quindi, una norma che è già in vigore.
Contattata da “Plus24″, Poste Italiane conferma che «l’imposta di bollo si applica a decorrere dal 1° gennaio 2012. In merito al dettaglio delle modalità applicative siamo in attesa del decreto attuativo che, in base a quanto disposto dal comma 5, dell’articolo 19 del DL 201/2011, convertito con modificazioni dalla legge 214/2011, dovrà essere emanato dal ministero dell’Economia e delle Finanze». Il primo chiarimento che le Poste si attendono è quello relativo alla base imponibile su cui applicare il prelievo. Il tenore letterale della norma lascia ritenere che il balzello deve essere calcolato sull’intero valore dei prodotti finanziari sottoscritti dall’investitore, buoni postali inclusi. Un disposto normativo che rischia di mandare in tilt Poste Italiane. La società guidata da Massimo Sanasi, in tal caso, dovrebbe mettere a disposizione sul video di ogni sportellista il valore complessivo di tutti gli investimenti, parimenti intestati, detenuti dai clienti. E questo significherebbe dover rispolverare i vecchi registri sui quali i dipendenti postali trascrivevano i dati anagrafici dei sottoscrittori dei vecchi Bfp cartacei. Un’operazione che richiederebbe mesi, se non armi. E, quindi, per le Poste sarebbe auspicabile che i (tardivi) chiarimenti ministeriali andassero in tutt’altra direzione.
La scure di Equitalia
In ogni caso, i risparmiatori che in questi giorni nel chiedere il rimborso dei Buoni non hanno pagato il bollo (pur essendo tenuti a farlo, anche in base alle delucidazioni che arriveranno (dall’amministrazione finanziaria) saranno additati come evasori? Per i Bfp dematerializzati si potrebbe pensare di prelevare l’imposta, anche ex-post, sul c/c o sul libretto di risparmio su cui il Buono è appoggiato. Ma cosa succede per i Buoni cartacei? Non necessariamente chi sottoscrive un Bfp deve avere un c/c o un libretto aperto presso BancoPosta. E quando tutto sarà chiarito l’Erario chiederà alle Poste di rifondere quanto non riscosso dai clienti o, con l’aiuto di Equitalia, andrà a bussare alla porta dei risparmiatori che, a loro insaputa, non hanno pagato l’imposta? Sarebbe l’allucinante epilogo di una vicenda paradossale.




Pabi, mi avevi chiesto lumi al riguardo.
Ebbene, a distanza di tempo non si è capito ancora nulla.
Un riassunto della situazione è ben spiegato qui.
Fonte: inserto PLUS del Sole 24ore

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